UNI-CO-RE University Corridors for Refugees progetto con Next

Fuggiti dall’Eritrea e laureati in Etiopia, dove godono dello status di rifugiati, i due giovani potranno concludere il loro percorso di studi all’Alma Mater. “Un’alternativa vera alla tragedia del traffico di esseri umani e una forte speranza”, commenta il testimonial UNHCR Lino Guanciale.

Awet e Hadish sonodue dei cinque studenti, rifugiati dall’Etiopia, che potranno proseguire gli studi all’Università di Bologna grazie ai Corridoi Universitari promossi da Alma Mater e UNHCR Italia – Agenzia ONU per i Rifugiati. I giovani, fuggiti dall’Eritrea e laureati in Etiopia, godranno di una borsa di studio per frequentare un corso di laurea magistrale dell’Università di Bologna.

L’attore italiano Lino Guanciale, testimonial di UNHCR, li ha incontrati e ha conosciuto le loro storie nel corso di una missione in Etiopia: “La speranza ha il volto di due ragazzi, Awet e Hadish. Potranno venire a studiare in Italia per i due anni di corso specialistico, potranno laurearsi da noi, in Europa, in maniera perfettamente legale, potranno stare da noi e costruirsi un futuro sulla base delle loro qualità e del loro impegno, non come clandestini: come studenti con pari diritti rispetto ai loro colleghi italiani ed europei”.


I Corridoi Universitari rientrano nel progetto UNI-CO-RE University Corridors for Refugees (Ethiopia-Unibo 2019-21), promosso da Alma Mater e UNHCR e supportato da diversi enti e istituzioni (tra cui Next Generation Italy). Grazie a questa iniziativa Awet e Hadish frequenteranno i prossimi due anni accademici (2019/2020 e 2020/2021) e saranno inoltre accompagnati da servizi di supporto amministrativo e logistico e da percorsi di integrazione nella vita universitaria locale.

“I Corridoi Universitari – conclude Lino Guanciale – insieme ai corridoi umanitari rappresentano delle alternative vere, credibili, forti alla tragedia del traffico di esseri umani che prospera sulla clandestinità. Questi due giovani e i loro compagni possono essere un volano fortissimo, perché la merce che più scarseggia, la materia prima di cui maggiore è la necessità tra i rifugiati è la speranza”.