Il Manifesto delle seconde generazioni in Senato

senatoIl 2 marzo 2015, nello studio di Palazzo Madama, una delegazione della rete Filo diretto con le seconde generazioni, iniziativa di progettazione partecipata promossa dalla Direzione Generale dell’immigrazione e delle politiche di integrazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha incontrato il Presidente del Senato, On. Pietro Grasso.

É per me un grande piacere incontrarvi e ascoltare la presentazione del Manifesto, che ho già molto apprezzato in quanto processo partecipato che contiene indicazioni utili per noi istituzioni ma anche per l’Italia intera; l’Italia ha bisogno di affermare un nuovo modello di inclusione e il vostro Manifesto contiene modelli e pratiche che possono ispirare una strada di positivo cambiamento per tutti“, così ha aperto l’incontro il Presidente, dando immediatamente la parola ai ragazzi.

Stiamo vivendo una seconda fase di unità nazionale: ma oggi dobbiamo fare un ulteriore passo per rilanciare la cultura italiana, l’italianità di cui noi ci sentiamo portatori“, ha detto Simohamed Kaabour. Oltre un milione di ragazzi di origine straniera, di cui più della metà nati in Italia, sono stati rappresentati da una rete di oltre 30 associazioni accompagnata dal Direttore Generale dell’immigrazione e delle politiche di integrazione Natale Forlani, e hanno presentato al Presidente del Senato le loro istanze sulla scuola, sul lavoro, sulla cultura e lo sport e sulla partecipazione e cittadinanza attiva.

Nella scuola si forma l’identità di un individuo. La scuola é la cartina di tornasole di ciò che accadrà nel nostro Paese“, ha sottolineato Mahta Woldezghi, presentando le proposte volte a riconoscere e a valorizzare le competenze dei giovani di seconda generazione nella scuola.

Valorizzare le nostre naturali soft skills può aiutare il tessuto imprenditoriale italiano nei processi di internazionalizzazione: noi siamo un naturale ponte tra culture e linguaggi“, ha detto Ali Tanveer, di Next Generation Italy, riflettendo sul capitolo dedicato al lavoro.
Mi piace vivere qui perché vengo riconosciuto: occorre lavorare affinché la diversità culturale sia un valore e non un ostacolo nelle relazioni sociali. Ecco cosa accade quando le istituzioni ci offrono spazi di partecipazione: grazie al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali abbiamo potuto lavorare assieme per elaborare il Manifesto e ora siamo qui, possiamo con le nostre parole raccontare il nostro vissuto che diventa Politica, perché può prendere una voce collettiva e pubblica“, hanno detto Elvira Ricotta Adamo e Ming Chen che hanno parlato della cultura, dello sport e della partecipazione attiva alla società italiana.
L’incontro si é chiuso con un auspicio legato alla riforma della legge sulla cittadinanza, che Mohamed Abdalla Tailmoun ha posto sul tavolo ricordando che “noi figli di immigrati ci siamo impegnati molto, da anni, per portare alle istituzioni le nostre richieste e la nostra visione del Paese, in cui ci riconosciamo ma che non ci riconosce pienamente. Per questo le chiediamo di sostenerci nelle richieste di modifica della legge sulla cittadinanza, che é una legge del 1992, che non rappresenta più il Paese e siamo felici di sapere che lei la pensa come noi da questo punto di vista”.

di Ali Tanveer