8950 volte la stessa domanda

Gli specchi sbagliati di Brhan Tesfay, un romanzo contro i fanatici e contro i buonisti.

specchiAttenzione: vi devo parlare di un libro bello ma scomodo. Si intitola Specchi sbagliati e lo ha scritto Brhan Tesfay (poi vi dirò chi è). È il caso che lo leggiate soprattutto se sospettate di essere – almeno un po’ – buonisti. Sedetevi comodi, con calma, provando a mettervi per un attimo dalla parte dei protagonisti. Ma prima vi devo chiedere una riflessione: che differenza c’è fra l’essere buoni e buonisti?
1, 2, 3, 4… 27, 28, 29, 30 secondi per pensarci.
Vado avanti. Un assaggio del libro per vedere se gradite. Ecco l’inizio.
«Selam: questo era il nome che detestava da quando aveva capito che era il suo. Nessuno lo portava nella sua classe e questo lo aveva messo in imbarazzo. […] Ogni insegnante la prima volta che faceva l’appello si soffermava quando leggeva quel nome. Lo ripeteva, poi alzava la testa e guardava con un sorriso incerto verso di lui, infine come se avesse fatto una scoperta sillabava: Se-la-m. […] “Porca miseria, è solo un fottuto nome” pensava Selam. […] Il peggio doveva ancora arrivare. La domanda “Da dove vieni?” lo ossessionava».
Tutti lo chiedono a Selam, sempre.


Anche in autobus. «Di dove sei?». Selam non risponde. Ma il signore insiste: «Dico a te, da dove venire?». Selam si sposta ma quello continua: «Guarda questi come sono maleducati, sono proprio ingrati, poi chissà cosa nasconde in quel borsone, di questi tempi bisogna stare attenti». Selam scende dal bus e «con rabbia» borbotta a se stesso: «8947, non è un numero della lotteria. 8948, porca zozza. 8949, basta, basta. 8950, è troppo». E poco dopo, quando una compagna di scuola gli chiede di che Paese è originario, scoppia: «Che cazzo ti serve sapere da dove vengo? Sai cosa significa sentire 8950 volte la stessa domanda. E pensa che è da poco che ho cominciato a contarle. Io non sono il Paese dove sono nati i miei genitori, io sono io». La ragazza non capisce… Chi leggerà il libro si identificherà con lei, con Salam o con il signore dell’autobus?
Ho un po’ sintetizzato: le prime pagine sono ancora più rabbiose. Subito dopo si apre uno spiraglio. Selam incontra i suoi amici: cercano una sala per provare. Decide di tentare al «centro sociale vicino a casa sua». Ecco un breve dialogo.
«Che volevi sapere?» gli domanda una ragazza.
«Faccio parte di una band, non abbiamo uno spazio dove fare le prove e volevo sapere se possiamo venir qui».
«Bello! Come si chiama la tua band?».
«F-Nebo, ma siamo nati da poco».
«Entra, ti porto dal ragazzo che si occupa di questo spazio ma vedrai che non ci saranno problemi».
Infatti, tutto va a posto. «Salam era esaltato». Anche perché «per la prima volta aveva conosciuto una persona che aveva commentato il suo nome, non aveva chiesto da dove venisse».
Aggiungo io che 8950 meno 1 è sempre un numero molto alto.
Sempre nelle prime pagine del romanzo incontriamo Jasmin, la voce della band: entusiasta da un lato perché «si vedeva sopra il palco» ma «schiacciata» dall’altro dall’immagine di «un padre padrone». Mentre si veste da ragazza “timorata” per tornare a casa, pensa, con angoscia, se troverà il coraggio di rivelare in casa che fa parte di un gruppo rock: «Posso dubitare dell’esistenza della Terra ma non della reazione brutale di mio padre». Jasmin ha problemi ben diversi da Salam ma capisce bene quel «da dove vieni» chiesto 8950 volte. Anzi «prima di giungere nelle braccia della madre» lei «nel pensiero del ginecologo e dell’infermiera aveva indossato l’abito dell’extracomunitaria, tessuto con il filo ricavato dall’ultimo viaggio dei suoi genitori, quando avevano lasciato il loro Paese». Donna e immigrata. Chi leggerà il libro si identificherà con lei, con il padre padrone o con quel ginecologo che appiccica etichette?
Mi fermo qui con la trama. Anche se Specchi sbagliati è ricco di altre storie (e di un «maledetto» ma indimenticabile finale) non voglio rivelare altro. Mi piacerebbe invece – la prossima settimana – intervistare l’autore a tutto campo. Nato in Eritrea, vive a Prato, ha poco più di 40 anni e oltre a questo ha pubblicato 5 libri. Con altre persone, Brhan Tesfay ha fondato una casa editrice (Sui). Molti dunque i motivi di interesse.
Se non trovate Specchi sbagliati in libreria cercatelo su www.edizionisui.com: costa 16.90 euro (per 302 pagine) ma vale davvero il suo costo. Fra i romanzi usciti in Italia – o almeno fra quelli che io conosco – sulla quotidianità di chi non è indigeno “doc” questo è il migliore: per personaggi (o meglio persone), intrecci e scrittura. Sa raccontare di chi non è capace a vivere «senza un nemico» e di chi cerca faticosamente di farlo.

Daniele Barbieri (corriereimmigrazione)