31 marzo 2008 | 09:09

La “Next generation” all’assalto del geriatrico “Italia”

Imola: i figli degli immigrati si sono riuniti in associazione. Chiedono di essere ascoltati, conviene farlo. Soprattutto agli italiani.

“Diretta conseguenza dell’emigrazione di massa è stata la creazione di tipi completamente nuovi di esseri umani – individui che si radicano in idee piuttosto che in luoghi. Gente che è stata obbligata a definirsi, perché così vengono definiti da altri – sulla base della loro diversità, gente nel cui io più profondo avvengono strane fusioni, unioni senza precedenti fra ciò che sono stati e il luogo nel quale si vengono a trovare. Per vedere le cose così come sono è necessario attraversare una frontiera”.

Giovani esemplari di questi “tipi completamente nuovi di essere umani” descritti da Salman Rushdie, si sono riuniti, a Imola, in un’associazione chiamata “Next Generation Italy”. Sono i ragazzi figli degli immigrati, la cosiddetta Generazione 2. Parlano un italiano quasi perfetto, solo alcuni di loro non riescono a togliersi un fastidiodo accento romagnolo. Quando ti dicono che sono marocchini o albanesi ti vien voglia di chiedergli i documenti, perché proprio non ci si crede. Sono in tutto e per tutto simili ai loro compagni di banco, forse un pelino più svegli, ma non hanno gli stessi diritti. Non essendo cittadini italiani, anche quando sono nati in Italia, non possono partecipare ai concorsi pubblici. Dopo ogni traguardo scolastico hanno i tempi contingentati o proseguono gli studi o vanno a lavorare. In fretta, perché sono a rischio espulsione.
Sono la dimostrazione lampante che l’immigrazione non è un problema di ordine pubblico, hanno idee chiare e genitori ingombranti. Vogliono diventare, sociologi, biologi, medici, avvocati, registi e c’è chi si immagina già come l’Obama italiano. Sono molto più ottimisti dei loro compagni italiani. Anche perché hanno genitori che non sono semplici portafogli da sgonfiare.
I loro “vecchi” sono pronti, ogni giorno, a far pesare i sacrifici fatti, tutte le ore di lavoro sudate per garantirgli un futuro migliore. E i figli sanno di avere il dovere di sfruttare questa possibilità. Quello che manca sono i diritti. Non potendo essere considerati cittadini italiani tutto si complica. Permessi di soggiorno, di studio, burocrazia infinita. Si sono riuniti in associazione proprio nella speranza di migliorare le proprie esistenze, chiedono di essere ascoltati, soprattutto dalla classe politica. Sono giovani e quindi, giustamente, credono ancora ai propri sogni.
Non hanno problemi con i loro coetanei italiani, con cui escono, litigano e fanno sesso. Hanno problema con il mondo degli adulti, quella palude vecchia e impaurita che domina il Paese. Gran parte degli insegnanti non è in grado di considerarli per quello che sono, non colgono l’apporto che potrebbero dare in classe e li ricollocano in insani stereotipi. I genitori dei compagni sono i peggiori di tutti. Sono quelli che dicono ai propri figli “non uscire con quelli lì”. I figli giustamente se ne fregano, ma una banale lite tra compagni di classe rischia, grazie a qualche padre xenofobo, di finire in “conflitto razziale”.
I “vecchi”, immigrati o autoctoni, li assillano con la loro provenienza, con le loro radici. Come se fossero alberi immobili e non esseri umani. Quelle radici che da sempre rappresentano il più classico dei miti conservatori, costruiti ad hoc per tenere tutti al proprio posto.
Ma i ragazzi di “Next” sembrano non esserne particolarmente danneggiati e  sono davvero una grande risorsa.
Sanaa, marocchina, è la presidente dell’associazione, fa parte della consulta degli immigrati del Comune di Imola, lavora come mediatrice culturale e sta per iscriversi all’Università. Sa di non avere una vita facile, ma si è rimboccata le maniche, sa che il suo futuro dipende soprattutto da lei.
Blerina, invece, è arrivata in Italia dall’Albania da bambina, sul classico affollatissimo barcone. La sua famiglia ha girato l’Italia nei vari centri di accoglienza poi è stata messa per strada. Il padre si è trovato un lavoro, andando a piedi da Anzola a Bologna pur di darsi una speranza di vita. Si è regolarizzato, sua figlia ha potuto studiare. Ora Blerina studia scienze politiche a Bologna, vuole diventare sociologa. Nel frattempo collabora con l’associazione “Trama di terre”. Perchè non può essere considerata cittadina italiana?
Che qualcuno possa considerarli cittadini di “serie b” ha dell’incredibile. In un paese in cui l’apparenza conta tantissimo, sono anche uno più bello dell’altro. Di cosa abbiamo paura? Il futuro sarà comunque loro, lo sarebbe stato anche cinquant’anni fa, figuriamoci oggi che il mondo è diventato finalmente un villaggio globale.
In Italia preferiamo far finta di niente, continuando a guardarci la punta dei piedi e rimpiangendo i bei tempi andati, ma fuori dal “geriatrico”, lo sanno benissimo che “Next is now”. Il futuro è adesso.